Capire i disturbi del comportamento alimentare

I DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE: CHI COLPISCONO E CHE COSA SONO

Dal 1994, anno di pubblicazione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’Associazione Psichiatrica Americana (DSM­IV), la classe medica distingue due principali disturbi dell’alimentazione: l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. Accanto ad essi è stata descritta un’ampia ed eterogenea categoria di “disturbi dell’alimentazione atipici”, cioè disturbi dell’alimentazione clinicamente significativi, ma che corrispondono soltanto ad alcuni (non a tutti) dei criteri diagnostici dell’anoressia nervosa o della bulimia nervosa.

I problemi alimentari si sviluppano soprattutto nelle ragazze in adolescenza o nella prima giovinezza, età in cui cominciano le prime diete. La necessità di iniziare una dieta, poi, potrebbe essere a sua volta determinata da due fattori: innanzitutto le donne tendono più degli uomini a giudicare il proprio valore in termini di apparenza; inoltre le ragazze durante la pubertà vanno incontro a profonde modificazioni fisiche, in particolare ad un aumento del grasso corporeo, che le allontanano significativamente dall’ideale femminile attuale.
La pubertà è un processo lungo, nelle femmine inizia prima del menarca (prima mestruazione) e spesso all’età di 9, 10 o 11 anni e può essere non voluta, essere vissuta come minacciante e distruttiva sia per l’individuo sia per il sistema familiare. È un periodo di grande cambiamento, che non riguarda soltanto il fisico, ma anche le aspettative e i ruoli sociali. In questo periodo, le ragazze con caratteristiche psicologiche ritenute a rischio per lo sviluppo di problemi alimentari, hanno un’alta probabilità di sviluppare un senso di perdita di controllo che pensano di poter gestire con la dieta e la perdita di peso.

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È soprattutto per arginare la depressione e la paura che mangio e vomito da diciassette anni.
Ho incominciato a ingrassare a tredici anni. Non volevo accettare quella che era una normale metamorfosi dell’età. Mi sentivo gonfia e la certezza che non avrei mai più smesso di lievitare mi procurava una tale ansia che solo il cibo, paradossalmente, riusciva a colmare. Ero stata fino a poco prima una bambina normale e, tutt’a un tratto, dovevo convivere con un corpo che non riconoscevo.
Molte mie amiche erano rimaste normali nel periodo della pubertà e questo accentuava la mia angoscia, mi faceva sentire ancora più diversa. Passavo ore davanti allo specchio, nel tentativo di trovare un abbigliamento che potesse farmi sentire a mio agio, senza mai trovare una soluzione. Ero sempre a disagio e, qualsiasi cosa indossassi, ero di cattivo umore.
Solo raramente e per pochi attimi mi sentivo in accordo con me stessa, ma qualsiasi contrattempo faceva crollare un equilibrio già compromesso.
Seguivo diete rigidissime, alternate a digiuni implacabili e, di conseguenza, il mio peso subiva oscillazioni enormi. Il mio umore era strettamente legato al mio peso.

Tratto da: Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia.
Fabiola De Clercq; Bompiani.

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PROBLEMI PSICOLOGICI NEI DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

La preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee è considerata la psicopatologia specifica dell’anoressia nervosa e della bulimia nervosa. Le persone con disturbi dell’alimentazione, infatti, idealizzano la magrezza e la perdita di peso e hanno comportamenti quasi del tutto finalizzati ad evitare anche il minimo incremento di peso. Per le persone con bulimia nervosa e anoressia nervosa la perdita di peso viene considerata come una straordinaria conquista e un segno di ferrea autodisciplina, mentre l’incremento di peso viene percepito come un’inaccettabile perdita delle capacità di controllo.
La seconda caratteristica dei soggetti affetti da disturbi dell’alimentazione viene chiamata “deficit del concetto di sé”. La valutazione negativa di sé presente in queste ragazze, nella maggior parte dei casi, precede di molti anni la comparsa del disturbo dell’alimentazione, e si manifesta con un’estrema insicurezza in quasi tutte le aree che richiedono una prestazione (relazioni interpersonali, scuola, lavoro, ecc.). Le persone affette da disturbi dell’alimentazione sono molto critiche verso se stesse, e si considerano inadeguate in ambito sociale e personale. In queste persone, la valutazione favorevole di sé è legata ai commenti positivi degli altri o al raggiungimento di risultati straordinari e questo è molto simile all’atteggiamento di molte persone sane, ma è la natura “estrema e assoluta” di questa tendenza che distingue le persone anoressiche e bulimiche. Lo scarso concetto di sé può spiegare altre problematiche quasi sempre osservabili nelle persone colpite da anoressia nervosa e da bulimia nervosa: problemi interpersonali, una grande difficoltà a diventare adulti e ad agire autonomamente e indipendentemente dai genitori e dalla famiglia.
Altre caratteristiche cognitive generali, quasi sempre presenti negli individui affetti da disturbi dell’alimentazione e che spiegano le peculiarità del loro comportamento, sono:

Perfezionismo: per un soggetto perfezionista tutto ciò che è meno che perfetto sarebbe considerato una specie di fallimento: pertanto, il non riuscire a raggiungere la perfezione porta inevitabilmente a rafforzare lo scarso concetto di sé e, nello stesso tempo, a evitare le situazioni che non possono essere gestite in modo perfetto.

Pensiero “tutto o nulla”: queste persone tendono a vedere le cose in bianco o in nero; possono per esempio classificare se stesse in magre o grasse, il cibo in dimagrante o ingrassante. Tale modo di pensare tende a essere applicato ad ogni cosa e ad ogni situazione, non soltanto al cibo e al peso, ed è strettamente collegato al perfezionismo. Il pensiero “tutto o nulla” è uno dei più importanti meccanismi psicologici che favoriscono l’abbuffata, dal momento che porta i soggetti ad abbandonare totalmente il controllo dell’alimentazione non appena si verifichi la più piccola trasgressione dietetica (ormai ho “sgarrato”, ho rovinato tutta la dieta, è tutto da buttare, mi abbuffo).

Impulsività: già da qualche tempo è stato osservato che alcune persone che presentano comportamenti bulimici hanno problemi nel controllo degli impulsi. Possono, ad esempio, essere sessualmente promiscue, giocare d’azzardo, abusare di alcol o di droghe, sottoporsi ad autolesionismo o tentare il suicidio.

AMBIENTE FAMILIARE E MODALITÀ RELAZIONALI TRA GENITORI E FIGLIA

madre-figliaMolti resoconti clinici hanno documentato la presenza nell’anoressica di una “disturbata relazione con i genitori”, in particolare in quella con la madre ed in particolare nelle prime fasi della vita della figlia. Tale relazione sarebbe caratterizzata da una carenza di risposte appropriate ai bisogni della figlia da parte della madre, il cui comportamento sarebbe dominato dal desiderio di controllo e non sarebbe atto a soddisfare le necessità della figlia.

“Mi chiedo se una persona che non si ama come me possa amarne un’altra. Non ho nessun amore per me stessa, nessun rispetto per la mia vi la e per la vita in genere. Non provo desideri per la paura di non poterli soddisfare o perché potrebbero essere frustati. Mia madre, diversamente da me, ha sempre accaparrato tutto per non subire privazioni.
lo sopravvivo a modo mio, in un modo terrificante, per contrastare mia madre. Ai troppi desideri di mia madre, io rispondo con le privazioni ad oltranza. Sono diventata l’anti-madre.
Per quanto tempo ancora dovrò essere il contenitore delle depressioni antiche di mia madre e di tutti quelli che vivono intorno a me, per quanto tempo ancora dovrò elaborare i lutti altrui? Mi sento la vittima designata della mia famiglia d’origine e, non a caso oggi, della famiglia che mi sono costruita secondo le modalità che ho sempre conosciuto.
Il mio corpo è il bersaglio di tutta la rabbia che non riesco a tirare fuori e con lui ho intrapreso una specie di roulelte russa”.

Tratto da: Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia. Fabiola De Clercq; Bompiani.


L’ANORESSIA NERVOSA

Chi colpisce

anoressiaL’anoressia nervosa fu descritta la prima volta dal medico inglese Richard Morton nel 1694 e fino a trent’anni fa è stata considera una malattia rara.
Il 90-95% delle persone colpite appartiene al sesso femminile e i maschi costituiscono tutt’ora una minoranza. L’età d’esordio del disturbo è compresa tra i 12 e i 25 anni, con un doppio picco di maggiore frequenza a 14 e 18 anni; negli ultimi tempi sono stati diagnosticati casi a incidenza più tardiva, dopo i 20-30 anni.
È una patologia che colpisce soprattutto la popolazione occidentale, mentre è rara nei paesi in via di sviluppo, ove non esiste una forte pressione sociale verso la magrezza. Mentre negli anni Sessanta l’anoressia nervosa colpiva prevalentemente le classi agiate, attualmente è distribuita in modo omogeneo nelle varie classi sociali.
In alcune categorie occupazionali l’anoressia nervosa sembra essere molto frequente; i casi tipici sono le professioni che rientrano nel mondo della moda e della danza. Non possiamo affermare con esattezza se sia proprio il lavoro di ballerina o fotomodella a favorire lo sviluppo dell’anoressia nervosa o se, piuttosto, non avvenga che le ragazze pre-anoressiche siano particolarmente attratte da professioni che enfatizzano la magrezza del corpo.
Per quanto riguarda la scolarità, è stata smentita la convinzione diffusa che i soggetti affetti da anoressia nervosa abbiano un quoziente d’intelligenza superiore alla media: i risultati brillanti, talora osservati in alcuni di loro, sono infatti il risultato dell’impegno posto nello studio più che di particolari doti mnemoniche o intellettive.

Come capire se si è affetti da anoressia nervosa
Una persona è affetta da anoressia nervosa se manifesta tutte e quattro le caratteristiche che seguono:

1. Severa perdita di peso. Tutte le persone affette da anoressia nervosa, per definizione, devono essere sotto peso (cioè pesare meno dell’85% del peso standard o incapaci di raggiungere il peso previsto durante il periodo di crescita), seguendo una dieta ferrea, facendo eccessivo esercizio fisico, inducendosi il vomito, ecc.

2. Paura d’ingrassare. La seconda peculiarità dell’anoressia nervosa è l’intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso. Pensano che il loro peso aumenterà all’infinito se inizieranno a nutrirsi normalmente.

3. Preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee. Le persone affette da anoressia nervosa sembrano percepire correttamente le proprie dimensioni corporee, ma le giudicano in modo abnorme; sono insoddisfatte del proprio peso e aspetto fisico, in particolare considerano troppo grosse alcune parti del proprio corpo (seno, pancia, sedere, gambe). Inoltre basano la propria autostima principalmente su quello che dice la bilancia; un aumento ponderale determina sensazioni di frustrazione e autosvalutazione; un calo di peso, al contrario, aumenta il senso di autocontrollo, di fiducia personale e di autostima. Nelle persone anoressiche più giovani è spesso presente un rifiuto ad ammettere la gravità della propria condizione di sottopeso.

4. Amenorrea (mancanza di almeno tre cicli mestruali consecutivi). Negli uomini sono presenti perdita dell’interesse sessuale e impotenza.

Attualmente si riconoscono due sottotipi di anoressia nervosa:

1. anoressia nervosa con restrizioni;
2. anoressia nervosa con abbuffate/condotte di eliminazione.

Numerosi studi hanno documentato che esistono importanti differenze psicologiche e comportamentali tra le persone anoressiche che limitano continuamente la propria alimentazione senza mai perdere il controllo, e quelle che periodicamente ricorrono ad abbuffate o a comportamenti di eliminazione (ad es. vomito autoindotto, uso improprio di lassativi, diuretici…). Le anoressiche con abbuffate/condotte di eliminazione spesso sono malate da molto tempo; pesano di più all’inizio della malattia, hanno frequenti storie personali e familiari di obesità e sono più impulsive, non soltanto nell’alimentazione, ma anche in altri ambiti: abuso di alcol o di sostanze stupefacenti, cleptomania, comportamenti autolesionisti e tentativi di suicidio. Le anoressiche con restrizioni hanno invece una personalità ossessiva e sono più isolate socialmente.


LA BULIMIA NERVOSA

Chi colpisce

La bulimia nervosa è un disturbo comparso all’inizio degli anni Settanta ed è stata descritta per la prima volta negli studi sulla “bulimaressia” condotti tra gli studenti dei college americani. Nel 1979 il professor Russell pubblicò un articolo intitolato “Bulimia nervosa: un’inquietante variante dell’anoressia nervosa”.
bulimiaLa maggior parte delle ricerche effettuate suggeriscono che la bulimia nervosa sia più frequente oggi che in passato.
Come per l’anoressia nervosa, l’età d’esordio del disturbo è compresa fra i 12 e i 25 anni, però nella bulimia nervosa il picco di maggior frequenza è a 17-18 anni. Gli uomini sono colpiti raramente e non abbiamo dati che affermino che il disturbo sia in aumento tra i maschi.
Per quanto riguarda la classe sociale la bulimia nervosa sembra essere, come l’anoressia nervosa, distribuita in modo omogeneo.
Le persone colpite sono generalmente di peso normale, alcune lievemente sottopeso, altre leggermente sovrappeso, pochissime in grande sovrappeso.

Come capire se si è affetti da bulimia nervosa
Capire se si è affetti da bulimia nervosa non è semplice come nel caso dell’anoressia nervosa. Molte persone pensano di essere bulimiche ma in realtà non lo sono; per pronunciare una diagnosi di bulimia nervosa devono essere presenti tutte e cinque le seguenti caratteristiche.

1. Abbuffate ricorrenti. Un’abbuffata, traduzione del termine inglese binge-eating, si definisce sulla base di due caratteristiche che devono essere entrambe presenti:

– il consumo di una grande quantità di cibo;
– la sensazione di perdita di controllo sull’atto di mangiare (ad es. sentire che non ci si può astenere dall’abbuffarsi, oppure non riuscire a fermarsi una volta iniziato a mangiare).

In alcuni casi, soprattutto quando il disturbo dura da molto tempo, le abbuffate sono programmate e quindi, in un certo senso, può mancare il senso di perdita di controllo.
L’abbuffata deve inoltre verificarsi in un periodo di tempo abbastanza lungo (ad es. un arco di due ore); ciò significa che lo snacking (il mangiucchiare) durante il giorno non può essere considerato un’abbuffata.

2. Comportamenti di compenso. La seconda caratteristica importante della bulimia nervosa è che le abbuffate devono essere seguite da condotte compensatorie, finalizzate a prevenire l’aumento di peso. Il mezzo più frequentemente usato è il vomito che, in alcuni casi, può essere autoindotto dopo l’assunzione di qualsiasi cibo, e non necessariamente dopo un’abbuffata.
Dopo le abbuffate alcune bulimiche assumono grandi quantità di lassativi per provocarsi una diarrea acquosa; più raramente usano altri mezzi come i diuretici o i farmaci tiroidei.

3. Frequenza delle abbuffate e dei comportamenti di compenso. Perché sia diagnosticata la bulimia nervosa, le abbuffate e le condotte compensatorie devono verificarsi almeno 2 volte la settimana per 3 mesi. Sebbene sia uno standard arbitrario, serve a restringere la diagnosi soltanto alle persone che hanno un disturbo ricorrente e persistente.

4. Preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee. Come le persone affette da anoressia nervosa, le persone bulimiche si preoccupano molto del proprio peso e aspetto fisico e la loro autostima varia soprattutto in base a questi due fattori. Si sentono sempre in dovere di seguire una dieta e sono terrorizzate dall’idea di aumentare di peso; se questo accade si deprimono e fanno di tutto per dimagrire: spesso è proprio questo il motivo che le spinge a cercare una cura.

5. Il peso della persona affetta da bulimia nervosa non scende mai sotto l’85% del peso standard per età e altezza. Questo costituisce una differenza fondamentale tra anoressia e bulimia: una persona che si abbuffa e vomita ma ha un peso basso (inferiore all’85% del peso standard per età e altezza) verrà diagnosticata soltanto l’anoressia nervosa con abbuffate/condotte di eliminazione, mentre se il peso è al di sopra dell’85% di quello standard si avrà una diagnosi di bulimia nervosa.

Come l’anoressia, la bulimia nervosa viene suddivisa in due sottotipi:

1. con condotte di eliminazione;

2. senza condotte di eliminazione.

Nel primo caso la persona pratica regolarmente il vomito autoindotto o usa lassativi o diuretici o enteroclismi; nel secondo i comportamenti di compenso sono il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma senza mai andare sottopeso.

“Sono qui di nuovo, raggomitolata tra la vasca da bagno e il bidet, in attesa di trovare la forza di vomitare. È una sfida che si ripete tutti i giorni, anche due, tre volte, da diciotto anni. Il cuore batte forte, la mia lesta sembra scoppiare, devo lavarmi in modo perfetto dopo aver rimesso e uscire di casa fingendo di stare bene, e in un certo senso, essendomi liberata del cibo minaccioso, mi sento un’altra. Fino a quando?
Sono sfibrata da questo gioco al quale ora so di non poter porre fine da sola.
Non appartengo a una vita normale e questo mi dà la misura della gravità della mia malattia, del tempo che passa senza che succeda niente di diverso. Sono sempre più debole malgrado cerchi di non pensarci e di dimostrare che sono in una forma fisica perfetta.
[…] Può un’anoressica, che da anni si affanna a riempire ogni vuoto con lo stesso ostinato comportamento, immaginare che ci sia anche la possibilità di stare sdraiati sul letto e leggere semplicemente un libro, senza l’assillo del cibo? O studiare, pensare, sognare, fare lavori manuali. Oppure che si possa fare una passeggiata, per il piacere di farla, o addirittura fare l’amore?
È la serie lunga di condizionamenti perversi che bisogna distruggere, la parte più difficile del ritorno alla normalità.
Non ho esperienza di una vita senza dipendenze e quindi la sofferenza è l’unico terreno sul quale riesco a rapportarmi”.

Tratto da: Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia. Fabiola De Clercq; Bompiani.


BINGE EATING

Un disturbo che recentemente ha ricevuto una grande attenzione e che sembra differenziarsi dall’anoressia nervosa e dalla bulimia nervosa con condotte di eliminazione, è quello che gli anglosassoni chiamano Binge eating disorder (tradotto: “disturbo da alimentazione incontrollata”).
bingeIl disturbo colpisce più le donne che gli uomini e, a differenza della bulimia nervosa, i bianchi e gli afroamericani in eguale misura. La sua prevalenza aumenta con il crescere del peso corporeo: ad esempio, nei soggetti affetti da obesità di grado elevato, è presente in circa il 40% dei casi. L’insorgenza del comportamento alimentare incontrollato avviene di solito nella tarda adolescenza o all’inizio della terza decade.
Le caratteristiche cliniche di questo disturbo ricalcano quelle della bulimia nervosa; anche qui sono presenti le abbuffate anche se è spesso difficile individuarne la conclusione perché non c’è un comportamento, come il vomito autoindotto, che ponga termine all’episodio bulimico. Le persone che ne sono affette si preoccupano moltissimo del proprio comportamento e lo giudicano un serio problema, sia per la sensazione di perdita di controllo che provano, sia per le implicazioni che le abbuffate possono avere sul peso corporeo e sulla salute. Nei soggetti affetti da disturbo da alimentazione incontrollata non è presente alcuna dieta ferrea né prima né dopo l’abbuffata (come lo è invece nella bulimia).
Molti studi hanno dimostrato che circa il 50% dei soggetti colpiti ha alle spalle una storia di forte depressione.


ALCUNI CONSIGLI PER I FAMILIARI E GLI AMICI

gatti_amiciSe pensate che la vostra familiare o amica abbia un disturbo dell’alimentazione, ma non avete mai affrontato il problema con lei, anche se è un suo diritto decidere se curarsi o no, è tuttavia importante che riusciate a convincerla a raccogliere informazioni scientifiche sul suo problema. Non ci sono suggerimenti infallibili per raggiungere questo scopo, ma vanno sempre e comunque usate molta sensibilità e gentilezza. Cercate di tenere sempre a mente che, in molti casi, chi ha un problema alimentare prova molta vergogna per il suo comportamento. Quello che vi suggerisco è di parlare a questa persona in privato dicendole che, anche se non siete degli esperti, pensate che possa avere un problema alimentare, visto che molti dei suoi comportamenti sono quelli descritti in molti siti. In molti casi questo semplice accorgimento può funzionare; se però ricevete un rifiuto, non scoraggiatevi, ma ritentate con gentilezza in un’altra occasione.
Se il problema della vostra familiare o amica è accertato, ma non è in trattamento, dovreste dapprima chiedervi che tipo d’aiuto potreste darle. Questo dipenderà se lei manifesterà o meno l’intenzione di cambiare e di curarsi.
Se la vostra familiare o amica decide di scegliere un terapeuta, potrete aiutarla nella ricerca. Una volta iniziata una terapia, dovreste cercare di assumere un ruolo che vi verrà consigliato dal terapeuta anche se, nella maggior parte dei casi, la cosa migliore da fare è quella di tirarsi in disparte.
Potete ricevere un valido sostegno anche dalla lettura di alcuni libri che trattano in modo specifico le strategie che i familiari o gli amici possono mettere in atto per aiutare un familiare o un amico affetto da disturbi dell’alimentazione.

LIBRI CONSIGLIATI

• Come sopravvivere all’anoressia e alla bulimia. Strategie per famiglie e amici. M. Siegel,j. Brisman, M. Weinshel; Verona, Positive Press, 1994.

• Anoressia & bulimia. Guida pratica per genitori, insegnanti e amici. A. Favaro, P Santonastaso; Verona, Positive Press, 2002.

• Alle mie pazienti dico… Informazione e auto-aiuto per superare i disturbi dell’alimentazione. R.Dalle Grave; Verona, Positive Press, 2009.

• Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia. Fabiola De Clercq; Bompiani.

• Psichiatria. Problemi, fenomeni, ipotesi, interventi. Gian Carlo Reda; UTET.